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16 GENNAIO ORE 16:15
MUSEO ARCHEGOLOGICO DI ANCONA VISITA GUIDATA MOSTRA“DONNE O DEE”
Care amiche, il nuovo anno si èaperto con L’invito a partecipare ad una visita guidata alla mostra “DONNE ODEE” presso il Museo Archeologico. Come sempre avere rispostonumerose all’invito e Vi ringraziamo per la collaborazione e l’affetto che chesempre ci dimostrate. Alle 16,15 davanti alMuseo il folto gruppetto, 21 partecipanti, bambini compresi, è stato accoltodalla signora Adriana Passeri che ci ha fornito tutte le spiegazioni dellamostra. Iniziamo a raccontare. A seguito del ritrovamento dellastatuetta di una VENERE del Paleolitico superiore a Frasassi, è nato lo spunto per offrire una riflessione suquesto affascinante tema e presentare il reperto in questa mostra da noivisitata a cui sono stati aggiunti altri reperti archeologici del periodotemporale. Sono state definiteconvenzionalmente “VENERI”, con l’antico nome della dea romana della bellezza edell’amore, ma l’interpretazione delle statuette femminili è in realtà moltopiù complessa. Queste testimonianze diarte preistorica definita “mobiliare”, ossia espressa da opere di piccoledimensioni ricavate da pietre, ciottoli, ossa scolpite o incise, e comunque“mobili”, sono riferibili a un lungo arco cronologico, che documenta nellanostra regione un’attività artistica dal PaleoliticoSuperiore (circa 25.000 anni fa) fino al Neolitico (circa 6.000 anni fa). La Venere di Frasassi rientra, per lo stile e per le proporzioni,nel novero delle Veneri paleolitiche e va ad arricchire il repertorio dellefigurette femminili che si possono definire naturalistiche e che in Italiacontano, oltre alla Venere diFrasassi, altri dieci esemplari provenienti da siti, per lo più grotte. Piccole sculture ricavate da pietre,ciottoli, ossa scolpite o incise, emerse da varie località delle Marche. Lapreminenza delle figure femminili rispetto a quelle maschili nell’arte deicacciatori-raccoglitori paleolitici lascia intravedere un ruolo di spicco delladonna nella cosmologia e nei rituali, forse in relazione alla sua funzioneriproduttiva. Accanto alla Venere diFrasassi, realizzata su stalattite, è presente in mostra la Venere di Tolentino, incisa su unciottolo utilizzato come percussore (si vedano le tracce di impatto ad entrambele estremità), che è attribuibile al tardo Paleolitico superiore. Inquest’epoca il mondo dei cacciatori-raccoglitori, giunto al suo apogeo, stasubendo dei cambiamenti irreversibili, in parte legati a nuovi assetti ecologici, di cui questa misteriosaimmagine potrebbe costituire un riflesso. Sul piano figurativo conservatuttavia delle tradizioni ben radicate, che esprimono una profonda sintonia conla natura in particolare con il mondo animale. Le altre statuette esposte inmostra appartenenti al Neolitico, la Veneredi Fano e gli idoletti in terracotta da Ripabianca di Monterado, documentano che la variabilità delleraffigurazioni neolitiche femminili è maggiore rispetto a quella dei periodi precedenti. Del tutto nuova,nel Neolitico, appare anche l’associazione a contesti rituali come sepolture ostrutture templari, che segna un esplicito riferimento ad una simbologia ditipo “religioso”. Il posto delladonna nella società è evidentemente cambiato, in relazione all’affermarsidell’economia produttiva, in cuila famiglia riveste un ruolo centrale come garante della continuità delprocesso produttivo. Nella saletta attiguavediamo, in una bacheca, una raccolta di sculture di donne, provenienti datutto il mondo. Quella che attiramaggiormente la nostra attenzione è quella raffigurata con grandi seni, unenorme addome, seduta eretta su una poltrona i cui braccioli sono due leoni(Adriana ci dice che rappresenta la Dea Cebele, una grande dea anatolica(l’Anatolia è la TURCHIA). Dea creatrice che hadato originale all’intero universo senza bisogno di intervento maschile,vergine inviolata e tuttavia madre degli dei. La grande dea anatolica simanifesta nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielosotto forma di una pietra nera. I bambini fanno domandeincuriositi dalla fattezza delle statuine e la nostra guida spiega e spiega. Le similitudini sono tantissime e l’argomento tanto vasto che, lasciandoci dopo45 minuti di visita (per vedere tutto sommato 4 reperti mi sembra un bel lassodi tempo) e di spiegazioni, le“cape” invitano Adriana presso la sede per l’ampliamento ed il dibattitosull’argomento supportato da figure di paragone e con l’ausilio del videoproiettore. E’ stata una gran bellavisita, non si finisce mai di imparare e questo è meraviglioso. Arrivederci all’incontrocon Adriana e tutte voi. Giuliana |